Vasilij Kandinskij

Tra i tanti fatti notevoli che costellano la vita del pittore russo Vasilij Kandinskij (1866-1944) bisogna ricordare sicuramente quello di essere stato il primo pittore astrattista nella storia. Cresciuto nel vivace ambiente artistico di Monaco di Baviera, la città dove i suoi genitori si trasferirono nel 1870, Kandinskij non mostra di apprezzare il declinante gusto simbolista che per molti anni caratterizzò la capitale bavarese.

Nel 1901, infatti, il russo fonda il gruppo Phalanx, che guarda esplicitamente all’avanguardia francese e ai suoi risultati. Sono proprio questi che Kandinsij insegna nella scuola che apre insieme alla compagna Gabriele Münter.

Sono anni di grande sperimentazione tecnica. Kandinskij dipinge a tempera, usando come base la carta scura, ed usa la spatola. I suoi soggetti prediletti sono i paesaggi ma anche una grande varietà di temi fantastici che riprende dalla tradizione russa o da quella del medioevo tedesco.

Questa fase dura fino al 1908. Nel corso di quell’anno che Vasilij Kandinskij si trasferisce con la compagna in una piccola casa a Murnau, in Alta Baviera. L’abitazione diventa immediatamente un crocevia di artisti e musicisti che vi giungono da ogni parte del mondo. Ed è proprio tra quelle mura che Kandinskij realizza i primi dipinti astratti, caratterizzati da colori accessi e antinaturalistici, immagini privi di volume e sperimentazioni sulle forme e sui colori.

Pian piano, tutti gli elementi della composizione pittorica (il colore, le linee, le forme geometriche) acquistano una loro indipendenza, pur non perdendo i rapporti che li legano. La linea mantiene la sua tradizionale funzione di argine e limite per il colore, ma in modo del tutto diverso da quanto era stato tentato fino ad allora.
Queste ardite sperimentazioni disorientano il pubblico, ma sono alla base del successo che il pittore russo comincia a riscuotere a partire dagli anni ’10 del ‘900. Un successo reso ancor più solido dalla pubblicazione di due libri: Astrazione ed empatia (1908) di Worringer, che conferisce al suo lavoro una solida base teorica, e Lo spirituale nell’arte, in cui lo stesso Vasilij Kandinskij getta le basi delle sue teorie sull’uso del colore.

Si tratta di un testo fondamentale per la teoria dell’arte, che colloca la pratica della pittura astratta entro precise coordinate teoriche. Insieme a Punto, linea, superficie, il saggio dedicato alle componenti grafiche della pittura, Lo spirituale nell’arte rappresenta il culmine della produzione teorica di Kandinskij.

Gli ultimi anni della vita, riservano al pittore una serie di avversità legate all’avvento dei diversi totalitarismi che soffocano l’Europa. Nel 1921, dopo aver collaborato col Commissariato del Popolo per l’Educazione, lascia la Russia con destinazione Berlino. Si tratta di un soggiorno breve, perché l’avvento del nazismo, e l’accusa di bolscevismo che il regime gli rivolge, lo costringono a trasferirsi in Francia, a Neully-sur-Seine, poco distante da Parigi. Morirà qui, nel 1944.

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